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Rugby | 15 marzo 2019, 09:03

Imperia Rugby, la formazione Under 12 è inarrestabile. Coach Castaldo: "L'aspetto più difficile del mio ruolo è sicuramente quella di trovare una linea comune di gestione"

A tu per tu con il tecnico della giovane compagine imperiese

Imperia Rugby, la formazione Under 12 è inarrestabile. Coach Castaldo: "L'aspetto più difficile del mio ruolo è sicuramente quella di trovare una linea comune di gestione"

Concentramento a Savona per i giovani Under 12 dell'Imperia Rugby e altra convincente prova. Non c’è un campionato, giocano tutti e tutti migliorano. Dai padroni di casa al Busalla, da Sanremo che finalmente ha un progetto giovanile interessante nell’ottica Union Riviera Rugby, fino alla corazzata CUS Genova non c’è partita.

L'Imperia Rugby è guidata da un gruppo di tecnici in cui la capacità formativa si coniuga con la capacità educativa, parlando di Alessandro Castaldo, Mariuccia Reitano  e Alessandro Ardoino. Detto questo, i numeri, come sempre impressionanti. Ben 23 giocatori su di un roster che ne comprende più di trenta, tutti allineati a cercare miglioramenti personali e di gruppo.

A questo punto è necessario lavorare per memorabili confronti in campo extraregionale o in tornei internazionali come il “Pino Valle” di Imperia in data 5 maggio. Nuove prospettive, nuove sfide, voglia di stare insieme e di andare oltre il solo campo di gioco. Imperia Rugby è anche questo.

Il rugby giovanile ad Imperia nella visione di Alessandro Castaldo, direttore sportivo dell’area propaganda – under 12 di Imperia Rugby. Incontriamo Alessandro Castaldo, uomo di sport, anche se con il viso di eterno ragazzo, occhi chiari e mente sgombra per scrutare l’orizzonte della pratica sportiva a livello nazionale, regionale e locale. Un impegno fisso in campo, any given Sunday, con la Union Riviera Rugby, dove si adopera in mediana, “lampadina” della squadra.

Sagacia tattica, precisione, velocità e applicazione sono un credo che trasmette alle giovani generazioni. Ha titoli notevoli: laureato in scienze motorie, legato al mondo scolastico, è allenatore di III livello e preparatore atletico sempre con licenza Federazione Italiana Rugby. In qualità del suo impegno pluriennale in campo a tutti i livelli, dai più grandi ai più piccoli ed ora in pianta stabile con l’area propaganda-under 12, ha risposto da par suo ad alcune domande, anche insidiose, che ci consegnano una visione completa della situazione giovanile rugbistica (e non solo) ad Imperia e dintorni.

 

Da quale età è possibile avvicinare i bambini al rugby? "Penso che l’ età giusta per cominciare a fare rugby e lo sport in generale sia tra i 6/7 anni , prima i genitori dovrebbero portare i figli nei parchi a giocare".

È bene che pratichino anche altre attività oltre al rugby ? "Sicuramente fino ai 12 anni è giusto che i bambini facciano più sport e più esperienze possibili in maniera da sviluppare al meglio le capacità motorie. E poi fare rugby, visto che il nostro è uno sport completo al 100 %".

Quali considerazioni nascono in merito al rapporto “scuola-sport” vista a tua esperienza di insegnante di scienze motorie e di operatore scolastico per Imperia Rugby? "Del rapporto scuola- sport potremmo parlarne dei giorni interi, certamente per il momento non è il rapporto corretto.  Il coni servizi spa ora non esiste più, è nato un nuovo organismo “sport e benessere”, il quale obiettivo è proprio quello di curare lo sport nella scuola, e a quanto sembra verrà inserito il Maestro di ginnastica alle elementari: sarebbe un toccasana per lo sport in generale, ma i risultati si vedranno tra almeno una decina d'anni".

Quali sono gli obiettivi che hai posto e che porrai alle generazioni degli under 6 – under 14, anche per le prossime stagioni? "Gli obiettivi generali del miny rugby sono sicuramente quelli di dare delle basi  motorie in maniera che i nostri atleti possano competere ai massimi livelli in qualsiasi sport.  Dal punto di vista rugbistico sarebbe il massimo se i nostri ragazzi al fine del ciclo miny rugby sapessero giocare rispettando i tre principi fondamentali del gioco in sé: avanzare-sostenere- continuare ad avanzare. Non dimentichiamoci poi dell' aspetto morale che i nostri allenatori- educatori cercano di trasmette: rispetto- spirito di sacrificio - saper perdere e vincere. Tre concetti che in altre discipline, provare per credere, vengono spesso disattese".

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nell’espletare i tuoi non facili compiti e quali le soddisfazioni? "L’aspetto più difficile del mio ruolo è sicuramente quella di trovare una linea comune di gestione che vada bene a tutti, genitori compresi".

Quali necessità avrebbe una società ormai importante a livello regionale per le giovanissime generazioni? "Sicuramente il nostro bisogno primario è un campo nuovo. Di più non dico, si vede".

In futuro è possibile secondo te creare le basi per forme di Accademia privata o stage o camp estivi in Liguria occidentale date le capacità ricettive e le condizioni climatiche? "Per quanto riguarda campi estivi e accademie , mi riallaccio alla risposta data precedentemente, senza un campo migliore non penso siamo in grado di accogliere nessuno. In più aggiungo che quest’anno, con una under 12 così, è la prima volta che ci troviamo a gestire 31 ragazzi , un esperienza che ci sta facendo crescere giorno dopo giorno, noi e loro, e ci sarà utile per il futuro".

Noi non possiamo dire che grazie ad Alessandro, per l’esempio che ci dà, ogni giorno, da anni, in campo e fuori. Lead to be example.

Redazione

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