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Ciclismo | 27 marzo 2020, 14:00

Ciclismo, la testimonianza. Oliviero Troia racconta la sua quarantena ad Abu Dhabi: "Così ho vissuto mie ore e le mie giornate d'angoscia negli Emirati Arabi"

Il campione di Bordighera è stato costretto a restare chiuso in albergo per la sospensione dell'UAE Tour

Il campione di Bordighera Oliviero Troia (foto Eugenio Conte)

Il campione di Bordighera Oliviero Troia (foto Eugenio Conte)

L'emergenza Coronavirus ha penalizzato tutto il mondo dello sporte in questa lista entra anche il ciclismo. 

A Bordighera vive il campione nazionale Oliviero Troia, che durante UAE Tour è stato blindato in albergo ad Abu Dhabi proprio dopo aver trovato atleti positivi al tampone. Dopo tanta paura, il bordigotto, tesserato UAE Emirates Team, è tornato a casa e a Rivierasport.it ci racconta quei giorni ricchi di panico e analizza il delicato momento.

Oliviero, facciamo un passo indietro all'UAE Tour: "Le mie ore e le mie giornate d’angoscia negli Emirati Arabi possono essere riassunte come una galera a 5 stelle. E' stata però un'esperienza che ho superato abbastanza velocemente, grazie a tutte le persone che mi sono state vicine,al supporto di tutta la mia squadra e al conforto dello stato UAE". 

A livello umano e personale come stai vivendo questa situazione legata al Coronavirus? "Sinceramente mi sento molto demoralizzato per tutta questa situazione, ma al tempo stesso ne comprendo la gravità. Trovo quindi che sia giusto fare il sacrificio di rimanere in casa per il bene di tutti".

Che futuro vedi per il ciclismo e lo sport italiano? "Non è possibile in questo momento dare un giudizio, credo che sia importante pensare prima alla salute di ognuno di noi  che allo sport". 

Da dove secondo te bisogna ripartire, una volta finito questo incubo? "Secondo me bisognerebbe ripartire dalle piccole cose, dai piccoli gesti e da tutto quello che prima davamo per scontato". 

Riccardo Aprosio

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